Sabbie mobili

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Le sabbie mobili possono inghiottire una persona? Me lo chiesi da bambina, quando durante una vacanza con i miei genitori ci trovammo all’estremo di una palude in Sardegna.

Non sapevo cosa fossero prima di allora e il pensiero di poter scomparire nella melma, senza che nessuno potesse salvarmi, fece venire i brividi. Quella paura non mi ha più abbandonata, e di “sabbie mobili” nella mia vita ne ho incontrate tante, forse pure troppe da allora. Come questo periodo, prima presa da mille progetti e poi affogata in una quarantena che sembra trascinare giù senza far vedere più la luce, nonostante mille sforzi per restare a galla.

Annegare senza che nessuno possa salvarmi. Tutti hanno una fobia, no? La mia è questa e non fa altro che aumentare.

Quando siamo in spiaggia camminiamo continuamente sulla sabbia senza sprofondare e questo è ciò che avviene nella normalità. Tuttavia un mix di fattori può rendere il percorso molto pericoloso.

Il vero rischio di rimanere intrappolati nelle sabbie mobili non è la pozza in sé, quanto la probabilità di uscirne in tempi utili. Una volta sommersi per metà, la sabbia circonda il corpo e rende difficile ogni movimento, inoltre ogni tentativo di uscire applica una forza sulla sabbia che torna a liquefarsi rendendo vano ogni sforzo. La forza richiesta per estrarre un piede dalle sabbie mobili è circa quella necessaria a sollevare un’auto di medie dimensioni, questo rende l’idea di quanto tempo, fatica e aiuto esterno possano servire per uscire da questa trappola. La mortalità, infatti, non è dovuta alla sabbia, ma alla difficoltà di ricevere l’aiuto necessario prima che sopraggiunga la morte per stenti, disidratazione o l’arrivo della marea.

Alla fine, la vita è piena di metafore.

Vanessa


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2 commenti su “Sabbie mobili”

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