“Keep calm and go to uèdding”: il più grande sequestro di persone di tutti i tempi

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Sembra una fashion week, per molti una gara internazionale, per altri la festa del paese, cosa sono le Olimpiadi o la festa della Repubblica?

No, è il uèdding napoletano. Il più grande sequestro di persone di tutti i tempi, c’è gente che è tornata dopo settimane, c’è chi è ancora lì, disorientato e non sa più come fare.

Con questo non si vuole screditare la celebrazione, il matrimonio a Napoli è ‘na cosa seria e cercherò di raccontarvi un prototipo tra queste righe.

Avete presente il mese di luglio, con l’afa che fa perdere i sensi, ma tu sei lì ad onorare gli sposi e prendere parte a questa grande festa. Un’organizzazione che inizia secoli prima, dopo 18/20 anni di fidanzamento, perché a Napoli la tradizione vuole così. La suocera in tiro, il suocero che non si trova più, i testimoni sull’altare, la nonna che è andata a finire nella zanzariera, non la vede mai perché proprio oggi avrebbe dovuto fare eccezione. Ti viene da piangere all’ingresso della sposa, scendono lacrime a fiumi e tra caldo, confusione, la panciera che ti rimpicciolisce pure lo stomaco, non sai nemmeno tu bene il perchè.

Esci alle 10 del mattino, dopo truccatrici, parrucchiere che ti sono venute a prendere dal letto mentre sognavi i Caraibi, saluti i tuoi genitori: “Chissà quando ci rivedremo vado ad un matrimonio in costiera”.

Ma questa è la realizzazione dell’evento, quanti retroscena che ci sono prima.

Si parte dalla proposta di matrimonio, come dicevo in auge, ci vogliono anni per organizzarlo. La sorpresa abbia inizio. La uedding planner napulegna con lo shatush appena fatto è pronta, i neomelodici accompagnano l’uscita della sposa commossa con i bigodini, la folla, i giornalisti locali che ti sparano video per pubblicarli il giorno dopo. Tappeti di foto degli sposi che non sai quando cammini quale parte del corpo gli vai a pestare: “Gesù, e se la sposa si ingelosisce?”

Finita la proposta, si passa alla promessa al Comune, ‘na cosa sobria insomma. Genitori degli sposi, amici, cugini, parenti, damigelle, pagetti, funzionari, pasticcini, champagne, fotografi, videomaker. Si sta entrando nel vivo della grande festa, bisogna realizzare finché si è ancora in tempo.

Mentre vai via alle 19, dalle 15 lì, per andarti a cambiare in fretta per la serata ti arriva la notifica su Whatsapp. “Drin, drin” suona il tuo telefono, lo apri e si, è lui, lo hanno fatto, ci sarà. Gruppo Team Bride, addio al nubilato. Una cosa di 20-25 ragazze, che iniziano a scrivere come se non esistesse una vita, un lavoro, una qualunque altra cosa da fare, tra poco c’è il matrimonio, la sposa deve dire addio alla vita da nubile, keep calm and go to?

Le mete degli addii al nubilato più o meno solo quelle, sono partite già le sorelle negli scorsi anni, o le amiche, o le cugine. Mykonos, Ibiza, Formentera, Barcellona per le amanti della cultura. Le vedi, bellissime, tutte sempre insieme, vestite sempre insieme, costumi sempre insieme, foto sempre insieme, bagni sempre insieme, sole sempre insieme, mangiare sempre insieme, pipì sempre insieme. Tutto sempre insieme, tanto prima o poi dovrà finire tutto questo, no?

Tornate dal viaggio si va alla ricerca del vestito. Lo immagino Giorgio Armani dalla sua villa a Miami come si strofina le mani quando inizia ad arrivare la staggggggggione dei matrimoni, chissà cosa pensa di noi.

“No guardi mi servirebbe un abito elegante, devo andare ad un matrimonio”, e le vedi le commesse del negozio, è come se la parola matrimonio accendesse un motore nell’aria, quasi cambiano faccia, manco la parola quattordicesima le smuove così tanto. Ti iniziano a cacciare abiti anche dal bunker di Bin Laden, ma dove ce li avevano nascosti tutti questi vestiti? “Devo scegliere bene sa, sono la testimone”, e guardi il loro viso con gli occhi sgranati, ci vorrebbe un defribillatore: L A T E S T I M O N E.

Sapete cosa significa essere la testimone a Napoli? Immaginate la nostra struttura politica. C’è Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, poi Conte Presidente del Consiglio, poi Ministri e così via. Ecco più o meno è così.

Ma torniamo alla scelta del vestito, mi raccomando niente abito rosso perché la tradizione dice che lo indosserebbe l’amante dello sposo, manco nero perché poi è funereo e il viola? Oddio, il viola porta sfiga. “Giorgio dove sei?”, penso tra me e me, nel frattempo che le commesse mi vestono, mi cambiano, mi legano, mi imbavagliano.

Scelto il vestito, dopo litri di sudore e di sangue buttati in quella giornata in boutiqe, entri di giorno, esci con la luna, ce l’ho. L’amica dell’amico del fidanzato del cugino del fratello del genero che a sua volta è figlio della zia col nipote non mi batterà, la più bella sarò io, dopo la sposa ovviamente.

Ma dove eravamo rimasti? Ah si, luglio, caldo afoso, il trucco, i capelli, il catering, il tappeto, vai a casa dello sposo, poi della sposa, foto, baci, lacrime, complimenti, le vicine includesse che si sono venute a prendere i pensieri, il vestito sarà di pizzo originale?

Prendi un caffè, non si può essere stremati già, la giornata è lunga. Siamo pronti, la regina dell’evento esce, la suocera le ha portato il bouquet e dato la benedizione: “Tratt buon a mio figlio e cucinalo, è abituato a me”. Il macchinone fittato c’è. “Bruuuuum, bruuuum”, il testimone con tanto di occhiali da sole manco fosse l’attore di “Bodyguard” con Whitney Houston è carico, si va in scena.

Si va in chiesa, il sacerdote del paese predica sempre troppo bene, ops c’è anche l’amica dell’amico, ci si guarda, che la sfida abbia inizio. “Si lo voglio, si lo vuole”, si va al ricevimento. Bel menù, tutto rigorosamente di mare, perché i napoletani sanno mangiare, mica si possono fare brutte figure.

Viene sera, li vedi gli invitati, tutti un po’ alticci, sono al sole dalle 10 del mattino, un po’ di divertimento lo meritano anche loro no? Poi il lancio del bouquet. Chi sarà la prossima vittima? Non bisogna aprire la Bibbia per capire cosa sia la spartizione delle acque, Mosè ritorna sul luogo del delitto e apre il vaso di Pandora. Fidanzati che fuggono e cercano di deviare le consorti, di allontanarle, si invocano tutti i Santi del calendario affinché non siano proprio loro a riceverlo. Le ragazze invece si mettono a squadra, ho visto capelli a terra, pettinature “sconcicate” nei vari spintoni che si sono date per prendere il bouquet e poi come finisce? Lo prende lei, la zitella, quella che tutti la vogliono ma nessuno se la prende: “Ma per scelta eh”.

Il matrimonio è finito, ma ci aspetta il pool party del giorno dopo. Cavolo ho chiesto le ferie a lavoro per parteciparvi, e quanti straordinari che ho fatto per la busta.

“La festa è finita, continua la vita” aggiungerebbe Rino Gaetano. Agosto è in arrivo, un po’ di tregua, anche se leggende narrano che i matrimoni non vanno in vacanza.

 


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